Sai, quando ti chiedono: “Cosa fai nella vita?”, sembra una domanda semplice, quasi scontata. Eppure, per me, è stata una delle domande più difficili a cui rispondere. Essere nato con una tetra paresi spastica a causa di uno sbaglio medico significa vivere ogni giorno con sfide che molti non possono nemmeno immaginare. La mia vita è iniziata con un handicap visibile, evidente agli occhi di tutti. Sono nato su una carrozzina, e per tanto tempo ho creduto che quella carrozzina fosse un limite invalicabile
Crescendo, ho imparato che la mia esistenza sarebbe stata un percorso pieno di ostacoli. Le porte da aprire, i gradini da superare, gli sguardi di chi non capiva o, peggio, di chi compativa. E, inevitabilmente, quella domanda tornava a farsi sentire: “Cosa fai nella vita?”. Mi sentivo perso ogni volta che qualcuno me lo chiedeva. Che cosa facevo davvero nella vita, oltre a combattere contro un corpo che non sempre mi seguiva come avrei voluto.
Ci sono stati momenti bui, giorni in cui pensavo che la mia esistenza fosse solo una serie di battaglie perse in partenza. La realtà è che in soli 39 anni ho affrontato la bellezza di 39 interventi chirurgici. Ogni intervento è stato una nuova prova, un nuovo percorso di riabilitazione da affrontare con pazienza e coraggio. E ogni volta, il desiderio di continuare a vivere e lottare diventava sempre più forte.
Ma poi ho capito qualcosa di fondamentale: la vita mi aveva sfidato, sì, ma allo stesso tempo mi stava offrendo una possibilità unica. Mi aveva messo su una carrozzina, è vero, ma quella carrozzina non era solo un limite, era anche un mezzo per scoprire il mondo a modo mio.
Ho iniziato a vedere la bellezza nelle piccole cose: il sorriso di chi mi tendeva una mano, la soddisfazione di un obiettivo raggiunto dopo mille difficoltà, la forza che trovavo in me stesso ogni volta che decidevo di non mollare. Ho imparato a contare sulle mie forze e a trovare il coraggio di affrontare ogni giorno come una nuova sfida. E così, piano piano, ho iniziato a rispondere a quella domanda con una nuova consapevolezza.
Oggi, quando qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita, sorrido. Perché ho trovato la mia risposta. Io, nella vita, ispiro le persone a non mollare, nonostante le difficoltà. Lo faccio ogni giorno, attraverso le mie azioni, le mie parole e il mio esempio.
Ho scoperto la mia passione per lo sport e ho deciso di farne il mio modo di comunicare al mondo che tutto è possibile. Ho partecipato a competizioni di Powerchair Hockey, dimostrando che l’inclusione nello sport non è solo un concetto astratto, ma una realtà che si costruisce con sacrificio, impegno e determinazione.
E poi ci sono state le gare di corsa. Quelle che sembravano impossibili, e che invece ho affrontato con tutta la mia forza. La Maratona di Roma nel 2017 è stata uno di quei momenti indimenticabili. La pioggia battente, il dolore alla spalla, il fisico che urlava di fermarmi. Ma io non mi sono fermato. Ho spinto la mia carrozzina per quasi sette ore, senza mai arrendermi, fino al traguardo. Perché non si trattava solo di correre, si trattava di dimostrare a me stesso che potevo farcela, che i miei limiti non erano definiti da una diagnosi medica o da uno sguardo pietoso.
Ogni gara, ogni evento sportivo a cui ho partecipato, è stata un’opportunità per far vedere al mondo che la disabilità non è un ostacolo insormontabile. È una caratteristica, come tante altre. E la mia forza sta nell’aver imparato a trasformare quella caratteristica in un punto di partenza, anziché in un punto di arrivo.
La mia vita è fatta di sfide continue, ma anche di soddisfazioni immense. Ogni volta che qualcuno mi dice che sono un esempio, che grazie a me ha trovato la forza per affrontare le proprie difficoltà, capisco che il mio percorso ha un senso. Non sono solo un ragazzo su una carrozzina. Sono qualcuno che ha scelto di vivere al massimo delle sue possibilità, senza lasciare che nessuno gli dica cosa può o non può fare.
E così, oggi, rispondo a quella domanda con la sicurezza di chi ha trovato il suo posto nel mondo. Cosa faccio nella vita? Vivo, sogno, mi batto. E ispiro. Perché se c’è una cosa che ho imparato è che non importa quante volte cadi, ma quante volte trovi la forza di rialzarti, sorridere e continuare a camminare. O, nel mio caso, a spingere la mia carrozzina verso nuovi orizzonti