Roma, la Strada dell’Inclusione: Ogni Ruota un Sogno, Ogni Chilometro una Vittoria

Domani, 16 marzo, tornerò a percorrere le strade di Roma con la mia carrozzina, pronto a vivere un’altra incredibile esperienza alla Maratona di Roma. Sarà la mia seconda volta su questo percorso, eppure l’emozione è la stessa di sempre, anzi, ancora più intensa. Perché la maratona non è mai solo una corsa, non è mai solo un insieme di chilometri da affrontare. È un viaggio, una storia da scrivere con il sudore, la fatica e, soprattutto, la determinazione.

Il ricordo della prima volta, con Monica al mio fianco

La mia prima esperienza alla Maratona di Roma risale all’aprile del 2017. Una giornata che difficilmente dimenticherò: pioggia battente, vento e freddo, condizioni che avrebbero scoraggiato chiunque. Ma per me, quella pioggia non era un ostacolo, era quasi un battesimo. Ricordo ancora l’adrenalina della partenza, l’acqua che scivolava sulla carrozzina, le mani gelate che stringevano le ruote con forza. Eppure, in quel diluvio, c’era qualcosa di magico: la consapevolezza di stare facendo qualcosa di grande, di stare lasciando un segno, non solo sulla strada ma dentro di me.

E soprattutto, non ero solo. Al mio fianco, in quell’impresa folle sotto la pioggia di Roma, c’era già Monica Cattaneo. Compagna di corsa, ma anche di mille battaglie sociali, di sogni condivisi, di progetti che hanno sempre avuto un obiettivo chiaro: cambiare il mondo un passo alla volta, o meglio, un giro di ruota alla volta.

Insieme abbiamo affrontato la pioggia e il vento, senza mai fermarci, senza mai pensare che mollare fosse un’opzione. Abbiamo tagliato il traguardo fradici, ma con il cuore pieno di emozioni. E proprio quella maratona ha segnato l’inizio di un cammino che ci ha portati fino a qui.

Correre per l’inclusione

Quest’anno, ancora una volta, affronterò il percorso con un obiettivo ben preciso: dimostrare che lo sport appartiene a tutti. Non c’è distinzione tra chi corre con le gambe e chi lo fa con una carrozzina, tra chi è un atleta professionista e chi è semplicemente un appassionato. Ogni maratona è un’occasione per abbattere barriere e pregiudizi, per far vedere che la passione non ha limiti e che la strada appartiene a chiunque abbia il coraggio di percorrerla.

E proprio per questo, anche quest’anno, correrò con un pettorale normale, con una carrozzina normale. Nessun trattamento speciale, nessuna categoria separata. Perché la mia sfida non è solo contro i chilometri, ma contro le convenzioni che troppo spesso relegano le persone con disabilità in circuiti “paralleli”, separati dal resto degli atleti. No, io voglio essere lì, con tutti gli altri, a condividere la fatica, il sudore, la gioia del traguardo.

Un viaggio da condividere, ancora con Monica

Ma quest’anno c’è una novità che rende questa maratona ancora più speciale: non sarò solo. Ancora una volta, dopo sette anni, Monica Cattaneo sarà al mio fianco.

Monica non è solo una compagna di corsa, è una persona che crede profondamente negli stessi valori che porto avanti da anni: inclusione, diritti, accessibilità e uguaglianza nello sport e nella società. Con lei ho condiviso innumerevoli battaglie, eventi, progetti, sempre con lo stesso obiettivo: rendere il mondo un posto migliore per tutti, abbattendo pregiudizi e barriere.

Affronteremo Roma come un’unica squadra, dimostrando che l’inclusione non è solo una parola, ma un valore che si vive, si pratica, si porta avanti con determinazione. Perché ogni persona che si unisce a questa battaglia per rendere lo sport più accessibile è una vittoria in più.

Roma, il teatro perfetto per una sfida straordinaria

Se c’è una città che rende ogni maratona unica, è proprio Roma. Correre tra le sue strade significa immergersi nella storia, sentirsi parte di qualcosa di grande. Ogni angolo ha una storia da raccontare, ogni pietra del selciato ha visto passare generazioni di atleti, di sognatori, di uomini e donne che hanno sfidato i propri limiti.

La Maratona di Roma non è solo una gara, è un teatro a cielo aperto, dove ogni atleta è protagonista della propria storia. Il percorso non è facile: i sampietrini mettono alla prova ogni muscolo (e ogni ruota), le curve si aprono su scenari mozzafiato, la folla incita con un’energia che ti spinge avanti anche quando le forze iniziano a calare.

E poi c’è il traguardo, quel momento in cui tutto si ferma per un istante, il fiato corto, le mani che bruciano, il cuore che batte forte. È lì che si capisce il vero significato della maratona: non è arrivare primi, ma arrivare al proprio massimo, spingersi oltre quello che si pensava possibile.

Il mio motto: un messaggio di resistenza e speranza

Anche questa volta, il mio motto sarà lo stesso che mi accompagna da anni: “Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo”. Un motto che racchiude tutto ciò in cui credo.

Perché in ogni maratona ci sono i primi, quelli che tagliano il traguardo in tempi da record. Ma ci sono anche gli ultimi, quelli che lottano per ogni metro, che stringono i denti, che arrivano al traguardo quando molti hanno già smesso di guardare. E io voglio essere dalla loro parte, perché è lì che si trova la vera essenza dello sport, la sua anima più autentica.

Ci vediamo sulla strada.

E quando mi vedrai passare, sappi che non sto solo correndo – o meglio, spingendo – verso un traguardo. Sto lottando per un sogno, sto dimostrando che lo sport è di tutti, sto lasciando un segno per chi verrà dopo di me.

Questa maratona non è solo mia, è di ogni persona che ha creduto che i limiti esistano solo nella testa di chi non osa superarli. È di chi lotta ogni giorno per essere visto, ascoltato, riconosciuto. È di chi non si arrende mai.

Quindi, se domani sentirai il rombo delle ruote sul selciato di Roma, fermati un attimo, guarda e ricorda: ogni giro di ruota è una vittoria, ogni chilometro è un passo verso un mondo più giusto.

Ci vediamo al traguardo. E sarà una vittoria per tutti.

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